Note di Sala con Guida all'Ascolto | Esther Hoppe e Alasdair Beatson

ANNO SOCIALE LXXXVI
10° Concerto 1442° DALLA FONDAZIONE

Le Note di Sala, il Programma ed i nostri Suggerimenti all'Ascolto: una introduzione ai brani che Esther HoppeAlasdair Beatson presenteranno nel Concerto di Mercoledì 4 Aprile alle ore 20.30 al Teatro Lirico G. Verdi per la Stagione Cameristica della SdC 2017/18.

Per farvi accompagnare nel percorso di ascolto proposto, che comprende anche arrangiamenti per strumenti diversi ed alcune curiosità, basta fare click sui titoli nella sezione "suggerimenti all'ascolto"

Duo Hoppe - Beatson

Ester Hoppe violino
Alasdair Beatson pianoforte

PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 – Vienna 1791)
Sonata per pianoforte e violino n. 26 in si bemolle maggiore, K 378

  • Allegro moderato
  • Andantino sostenuto e cantabile
  • Rondò. Allegro

Suggerimenti all'Ascolto

 

Francis Poulenc (Parigi 1899 – 1963)
Sonata per violino e pianoforte “Alla memoria di Federico Garcia Lorca”, FP119

  • Allegro con fuoco
  • Intermezzo. Très lent et calme − “La guitare fait pleurer les songes”
  • Presto tragico

Suggerimenti all'Ascolto


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César Franck (Liegi 1822 – Parigi 1890)
Sonata per violino e pianoforte in la maggiore

  • Allegretto ben moderato
  • Allegro
  • Recitativo-Fantasia: Ben moderato. Largamente con fantasia
  • Allegretto poco mosso

Suggerimenti all'Ascolto

 

 

Dopo aver lasciato la corte salisburghese del principe-arcivescovo Hieronymus von Colloredo, Mozart si stabilisce a Vienna per vivere della sua libera arte: nell'estate del 1781 compone subito quattro Sonate per pianoforte e violino (K 376, 377, 379 e 380). Fiuta la possibilità di darle alle stampe ma è consuetudine dell'epoca che una raccolta contenga almeno sei lavori. Aggiunge, quindi, al gruppo delle quattro viennesi altre due sonate - la K 296, composta nel 1778 a Mannheim, e la K 378 scritta a Salisburgo, tra il gennaio e il marzo del 1779, al ritorno dal viaggio a Parigi - e nel mese di novembre, per sottoscrizione, escono presso l'editore Artaria, come opus II, le Six Sonates pour le Clavecin ou Pianoforte, avec l'accompagnement d'un Violon. La novità mozartiana ottiene sul "Magazin der Musik" una recensione di buonissima accoglienza: "Queste Sonate, uniche nel loro genere, ricche di idee nuove e d'impronte del grande genio musicale dell'Autore, sono molto brillanti e condicevoli allo strumento. L'accompagnamento del violino è così artisticamente intessuto con la parte pianistica che i due strumenti appaiono costantemente trattati con pari attenzione. Queste Sonate richiedono pertanto un violinista e un pianista di eguale valore".

La dedicataria dell'opus II è Josephine Aurnhammer, giovane pianista che si perfeziona con Mozart ed esegue al suo fianco, in un'accademia privata, il 24 novembre 1781, il Concerto K 365 e la Sonata K 448 per due pianoforti. La descrizione mozartiana (affidata ad una lettera del 27 giugno 1781) dell'atmosfera e delle figure di casa Aurnhammer è tanto impietosa quanto spassosa: "La signorina è un mostro! Suona però da lasciare a bocca aperta. Le manca solo un autentico e raffinato gusto del cantabile, sfilaccia tutto".

Torniamo alla Sonata in si bemolle K 378. Scritta probabilmente per la sorella Nannerl e il padre Leopold, porta già i segni della svolta concertante: il contributo del violino si emancipa dal ruolo di accompagnamento e acquista titolarità piena di dialogo, mentre la scrittura pianistica si fa tecnicamente impegnativa e brillante. Nel primo movimento abbonda il materiale tematico (le idee principali e secondarie sono tutte ben caratterizzate) e nello sviluppo, che s'apre in fa minore, il crescere della tensione è segnato dalle progressioni modulanti e dagli ampi salti intervallari del violino. L'Andantino sostenuto e cantabile ha figurazioni cullanti, sentimentali, ma le sezione centrale si intensifica con un cambio di passo ritmico in sedicesimi; come pure è assai efficace il ribattere di terzine del penultimo episodio del Rondò, prima del ritornello in imitazione e della coda.

Dopo i giovanili Trii concertanti op. 1 del 1841-42, dedicati a Leopoldo I del Belgio e apprezzati da Liszt, César Franck torna alla musica da camera appena nel 1878, con il Quintetto in fa minore per pianoforte e archi dedicato a Camille Saint-Saëns. Si apre una stagione tarda dagli splendidi frutti, tra cui la Sonata in la maggiore per violino e pianoforte del 1886 e il Quartetto per archi del 1890.

Sono opere ampie, di forte intensità espressiva e drammatica, dalle sonorità quasi sinfoniche, abilmente costruite attraverso l'uso di motivi ciclici che ne assicurano l'unità strutturale.

La Sonata (che era già stata abbozzata, nel 1859, per Cosima Liszt) viene dedicata e offerta, come regalo di nozze, a Eugène Ysaÿe; il celebre virtuoso la esegue in prima assoluta al "Cercle Artistique Royal Gaulois" di Bruxelles, il 16 dicembre 1886, e la porta in trionfo, l'anno dopo, a Parigi. Assieme ad alcune pagine di Lalo, di Saint-Saëns e di Fauré, offre la risposta francese più autorevole al sonatismo austro-tedesco e al linguaggio armonico tardo-romantico, con quattro movimenti perfettamente equilibrati nella diversità di carattere e nella flessibilità della forma, percorsi da continue parentele tematiche (a partire da quell'intervallo di terza che in apertura dell'Allegretto ben moderato emerge, come cellula generatrice, dall'accordo di nona di dominante). Anche Marcel Proust la tiene tra le pagine predilette, a fianco degli ultimi Quartetti di Beethoven, e in una lettera del 1915 a Antoine Bibesco smentisce alcune supposizioni: «la  Sonate di Vinteuil non è quella di Franck. Se la cosa ti interessa, ma non penso, ti dirò con il testo alla mano tutte le opere che hanno "posato" per la mia  Sonata.  La "piccola frase" è una frase della  Sonata per piano e violino di Saint-Saëns che ti canterò (trema!).  I sovrastanti tremoli sono di un  Preludio di Wagner, gli alti e bassi lamentosi dell'inizio sono della  Sonata di Franck, i movimenti spaziati della  Ballata di Fauré, e via dicendo. E la gente crede che queste cose si scrivano per caso, per facilità di vena».

Francis Poulenc - appartenente al gruppo Les Six (assieme a Auric, Durey, Honegger, Milhaud e Tailleferre) che nella Parigi degli anni Venti dà voce, in varie forme, a un modernismo antiwagneriano e antimpressionista - è stato più volte ospite, nelle vesti di pianista, della Società dei Concerti di Trieste. In una recente biografia, firmata da Stefania Franceschini e uscita nel 2014 per Zecchini Editore, appare una bella foto (del febbraio 1962) di Poulenc e del soprano Denise Duval, accolti al loro arrivo alla stazione centrale dal barone Raffaello de Banfield e dall'avvocato Nino Pontini, indimenticabili ambasciatori del sodalizio triestino.

Se Poulenc praticava la musica da camera come raffinato accompagnatore alla tastiera, come compositore il suo catalogo non è, in questo genere, cospicuo, riservando maggiore attenzione agli strumenti a fiato piuttosto che agli archi (in modo provocatorio non ama le tirate da primadonna del violino romantico francese ma adora le Sonate di Brahms). In una lettera dell'ottobre 1942, indirizzata al musicologo André Schaeffner, parla della stesura della Sonata per violino e pianoforte, iniziata nel 1940 e terminata due anni dopo. Poulenc non ne è soddisfatto (opererà anche una revisione nel 1949) ma mantiene l'impegno preso con la committente del lavoro, la portentosa violinista Ginette Neveu (1919-1949), talento precocissimo, allieva di George Enescu e Carl Flesch, lanciata nel circuito internazionale con la conquista, nel 1935, del concorso "Wieniawski" di Varsavia (al secondo posto si piazza niente meno che David Oistrakh), e deceduta tragicamente, trentenne, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 1949, in un disastro aereo avvenuto nell'Arcipelago delle Azzorre, sulla rotta Parigi-New York, senza superstiti (a bordo di quel velivolo c'è anche Marcel Cerdan, il pugile campione del mondo dei pesi medi e grande amore di Edith Piaf).

La Sonata porta coraggiosamente - nell'asprezza tragica del primo e dell'ultimo movimento, nel tagliente profilo ritmico dei temi e di certe figurazioni pianistiche (la memoria si agita alla ricerca di un rimando a Prokofiev) - i segni della Francia occupata e della memoria di Federico Garcia Lorca, assassinato dai franchisti nel 1936. In epigrafe all'Intermezzo spagnoleggiante risuona l'incipit della poesia Las Seis Cuerdas: "La chitarra fa piangere i sogni". In queste pagine si attua quell'espansione calorosa del canto (di gusto nobile e popolare ad un tempo) che è la cifra più commovente di Poulenc.

Sergio Cimarosti

CURIOSANDO

 1779

Mozart - Sonata K 378

  • A Parigi va in scena Iphigénie en Tauride di Gluck
  • Mozart: Sinfonia concertante per violino e viola K 364
  • A Parigi si costruisce il primo velocipede
  • La Spagna affianca la Francia nella guerra d'indipendenza americana
  • John Ingenhousz scopre la fotosintesi clorofilliana

1886

Franck - Sonata in la maggiore

  • A Vienna si eseguono  per la prima volta la Sonata op. 99 per violoncello e pianoforte e la Sonata op. 100 per violino e pianoforte di Johannes Brahms
  • Alla Art Gallery di New York prima esposizione degli impressionisti francesi
  • Gottlieb Daimler produce la prima motocicletta
  • Edmondo De Amicis: Cuore
  • Friedrich Nietzsche: Al di là del bene e del male
  • Robert Louis Stevenson: Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mister Hyde

1942

Poulenc - Sonata FP119

  • Stalingrado è posta sotto assedio dai Tedeschi
  • A Monaco va in scena Capriccio di Richard Strauss
  • A New York viene rappresentato il balletto Rodeo con musica di Aaron Copland
  • Michael Curtiz gira il film Casablanca
  • Albert Camus: Lo straniero
  • Nascono Maurizio Pollini, Daniel Barenboim ma anche Jimi Hendrix, Lou Reed, Paul McCartney e Barbra Streisand